
Lei.
Forse ho già scritto di Lei o forse l’ho fatto solo nei miei fogli privati, ma non ha importanza.
Un giorno di molti anni fa scoprii che sarei diventata madre per la quarta volta. Rimasi atterrita, era una notizia totalmente inaspettata, anche perché avevo nel corpo un dispositivo per impedire le gravidanze. Non era desiderata. Ricordo di essermi sentita completamente vinta dalla vita, disperata, perché io non lo volevo un quarto figlio, che già stavamo alla frutta con tre. Poi l’ho vista, millimetri, ho sentito il suo battito, ma c’era qualcosa che non andava, mi hanno ricoverata e nella notte ho pensato a milioni di cose e al fatto che, in fondo, tutto sommato, ma si, se si sta in cinque si può stare anche in sei, magari è una femmina o no, sarà un altro maschio, vabbè. La mattina dopo Lei non c’era già più, il suo battito si era spento, ero da sola quando me lo dissero, D. era andato a comprarmi la colazione buona. Piansi, lo avvisai, chiamai mia madre e mi preparai per il dopo.
Ho fatto pace con tutto questo molti anni dopo, fino a quel momento non ricordavo mai l’anno in cui era successo, mi davo la colpa del fatto che lei non ce l’aveva fatta, che magari aveva sentito la mia paura, il mio rifiuto e aveva preferito andarsene. Un giorno di un paio di anni fa questa storia è ricomparsa nella mia vita ed è così che Le ho dato un nome, ho parlato di Lei a suo padre e ai suoi fratelli, ho una data in cui ricordarla, e che finalmente ricordo, e mi ha fatto sentire che non è stata colpa mia. Ci sono delle anime che nascono giusto il tempo di morire per poi continuare e tutto serve nel cammino del mondo. Nasciamo, ognuna e ognuno, con la propria storia. Ed è così che Lei mi ha insegnato, senza che mai la vedessi.
Oggi, anche se il giorno in cui la ricordo è tra poco meno di un mese, Lei ha deciso di ripresentarsi, forse perché io ricordassi ancora, forse per andare via.
